Post per Amore

Archivio del March, 2010

Provaci ancora, Sam

con un commento

“Provaci ancora, Sam” è una frase “storica”. La dice Humphrey Bogart al fido pianista Sam nel Rick’s Bar di Casablanca, anno 1942, invitandolo a suonare ancora una volta la sua canzone del cuore, quella che gli ricorda il passato amore con la deliziosa Ingrid Bergman, “Il tempo passa e va”. Film e frase sono ormai, come dicono gli americani, “oggetto di culto”. E’ evidente che Woody Allen, sfigato e bruttino, complessatissimo intellettuale newyorkese, che vorrebbe avere con le donne il successo di Bogart e essere un duro come lui, ne fa uso ironico e autoironico. Scritta nel 1969 questa commedia rimane una delle più riuscite di Woody Allen. Senza di lui non sarebbero esistiti, per esempio, né Villaggio, né Benigni o Troisi.

…alcune parti della la commedia:

ALLAN: Son contento, sapete, che siate venuti voi due.
Mi sento già un tantino meglio.
DICK: Senti, Allan. Linda e io a cena fuori, stasera. Invitiamo un’altra ragazza, e si va tutti e quattro, così.
ALLAN: Oh, no, non mi pare il caso.
DICK: Su, via, devi pure uscire fuori dal guscio.
ALLAN: Da due anni non guardo un’altra donna. Sono giù d’allenamento. Anche quando ero in allenamento non ero mica allenato.
DICK: Su, dai, Allan. Hai investito i tuoi sentimenti su un titolo azionario in ribasso. Capita, in Borsa. Il titolo è sceso, è sceso, finché è uscito del tutto dal listino. Che si fa in questi casi? Si reinveste. Magari su azioni pù salde… su un titolo che offre prospettive di crescita a medio e lungo termine.
ALLAN: Senti, fissami un appuntamento con un agente di Borsa, allora.

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Scritto da Post per Amore

March 19th, 2010 alle 7:35 pm

Tutto ruota sui sentimenti

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grey kisses

È veramente così?
Buona parte delle nostre storie amorose si intrecciano con le attività della nostra vita?

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Scritto da Post per Amore

March 16th, 2010 alle 9:40 am

Dance Me To The End Of Love

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Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic ’til I’m gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Oh let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the wedding now, dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We’re both of us beneath our love, we’re both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I’m gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente
Conducimi attraverso il panico finchè potrò essere al sicuro
Alzami come un ramo d’ulivo e diventa la colomba che mi riconduce a casa
Conducimi fino alla fine dell’amore
Conducimi fino alla fine dell’amore

Oh fammi vedere la tua bellezza quando le prove sono perdute
Fammi sentire il tuo movimento come fanno in Babilonia
Mostrami lentamente ciò di cui solo io conosco i limiti
Conducimi fino alla fine dell’amore
Conducimi fino alla fine dell’amore

Conducimi alla cerimonia nuziale ora, conducimi senza fermarti
Conducimi molto teneramente e molto a lungo
Siamo entrambi inferiori al nostro amore, siamo entrambi superiori
Conducimi fino alla fine dell’amore
Conducimi fino alla fine dell’amore

Conducimi ai bambini che chiedono di nascere
Conducimi attraverso i sipari che i nostri baci hanno logorato
Alza una tenda di difesa ora, anche se ogni filo è lacerato
Conducimi fino alla fine dell’amore

Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente
Conducimi attraverso il panico finchè potrò essere al sicuro
Toccami con le tue mani nude o toccami con il tuo guanto
Conducimi fino alla fine dell’amore
Conducimi fino alla fine dell’amore
Conducimi fino alla fine dell’amore

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Scritto da Post per Amore

March 10th, 2010 alle 12:03 pm

Posted in poesia

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Ciao maschio

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Da un’intervista del 1965 al regista Marco Ferreri
La donna vive adesso un momento difficile, un momento disperato, comincia a sillabare, a usare le parole per riuscire ad esprimersi. La vita di un uomo e una donna è una vita di antagonismo; anche perchè la donna scarica sull’uomo tutti questi secoli di oppressione o di misconoscimento che le pesano addosso e l’uomo trova difficile avere delle possibilità di intendimento, di conoscenze in comune. Sono due modi completamente diversi, non per colpa della donna, forse per colpa dell’uomo o per colpa di una società che è stata finora una società portata avanti per lo più dagli uomini.

 

In questo splendido e surreale film del 1978 di Marco Ferreri è palese la figura decadente che assume l’uomo rispetto alla donna. C’è una mancanza di norme che regolano la vita. Mancanza di punti di riferimenti, idee condivise, indiscutibili metri di giudizio, angolazioni sicure da cui guardare il mondo, le persone e le relazioni umane. Mancanza di scogli a cui appigliarsi, dunque, mancanza di senso generalizzato.

La filmografia di Ferreri, almeno nelle sue punte più alte, non è altro che un tentativo di definire la fase storica in cui viviamo. Le pulsioni vitali si dispiegano in un consumo sfrenato e disperato (cfr altri film come “La carne” e “La grande abbuffata”), mentre l’uomo contemporaneo si rompe la schiena sotto il peso del troppo sapere e delle troppe informazioni. E ora, con internet… sappiamo tutto di ogni epoca, ormai, abbiamo miliardi di esempi da seguire, miliardi di personaggi – reali o inventati – da imitare, ma siamo deboli, cagionevoli e impauriti. Incapaci di prenderci veramente le nostre responsabilità.

La Fayette, il personaggio interpretato da Depardieu. Piange per la scimmietta morta sotto i morsi dei topi, è vero, ma lo fa soltanto dopo aver rifiutato un bimbo vero, umano, nato dalla donna che lo aveva stuprato e che però, pentita e innamorata di lui, nel frattempo era diventata la sua compagna. Ma La Fayette è sconvolto dal figlio che deve venire. Non vuole riconoscere la realtà. “Non è figlio mio – balbetta – non è figlio mio”. Solo poi dirà tutta la verità: “Ma chi se la può prendere la responsabilità?”. E lei se ne va correndo, infilandosi nella macchina verde del primo sconosciuto che passa per la strada. “Why?” c’è scritto sopra il letto di La Fayette.
Perché
è la domanda che trasuda ogni inquadratura del film. Perché questa deformità esistenziale, questo “uomo a metà”, questa anomia? Cosa c’è che non va?

L’ultima inquadratura, in cui la telecamera spia il bambino di LaFayette e la madre, completamente nudi su una spiaggia assorta e irreale lasciano presagire una speranza. Perché nonostante tutto, nonostante le deformità e le malattie, le perversioni e le brutture innaturali, le corruzioni e i vuoti di senso, la vita continua ad auto generarsi. E chissà che il senso delle cose non si riesca a trovare proprio nella vita in se stessa, nella nostra condizione mortale, nell’umanità pura e semplice.

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Scritto da Post per Amore

March 4th, 2010 alle 12:52 pm

Love bugs – A Letto

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Scritto da Post per Amore

March 3rd, 2010 alle 7:47 pm

MpConsulenze: il modo giusto di fare amicizia e conoscere persone interessanti.

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