Post per Amore

Archivio della categoria ‘Amore e Teatro’

Il linguaggio del corpo 14

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Tyrone Power in Jesse James (1939, dir. Henry King) (foto di Frank Powolny)Jeanne Moreau nei panni di Thomas in Jules & Jim (1962, dir. Francois Truffaut)Mae Murray in Circe, l'Incantatrice (1924, dir. Robert Z. Leonard)Brad Pitt in Fight ClubJhonny Depp in Ed WoodKatharine HepburnDiane Kruger foto di Karl Lagerfeld per Vogue Germany, April 2010

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February 3rd, 2011 alle 12:37 pm

D’amore si vive

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D’amore si vive di Silvano Agosti (1983)

Silvano Agosti, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e poeta italiano nel 1983 girò un documentario D’amore si vive, personale ricerca sulla tenerezza, la sensualità e l’amore. Oltre nove ore di interviste pensate per la televisione e raccolte nella città di Parma.

Le interviste interessavano: una mamma, un bambino, un transessuale, una prostituta e un travestito.

Assolutamente straordinario il bambino precocissimo eppure di un candore assoluto.

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November 11th, 2010 alle 1:27 pm

Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain

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Prendete due persone normali di sesso opposto, fate credere a ciascuno che l’altro lo trova irresistibile e lasciateli cuocere a fuoco lento. Funziona sempre.

Nino è in ritardo. Per Amélie ci sono due spiegazioni possibili. La prima: non ha trovato la foto. La seconda: non ha ancora avuto il tempo di ricomporla, perché tre banditi, multirecidivi, che assaltavano una banca, l’hanno preso in ostaggio. Seguiti da tutti i poliziotti della zona, sono riusciti a seminarli, ma lui ha provocato un incidente. Quando ha ripreso conoscenza, non ricordava nulla. Un camionista ex detenuto l’ha raccolto, e credendolo in fuga l’ha messo in un container in partenza per Istambul. Là, è finito tra avventurieri afgani, che gli hanno proposto di andare a rubare testate missilistiche sovietiche. Ma il camion è saltato su una mina alla frontiera col Tagikistan. unico superstite, è stato accolto in un villaggio di montagna, ed è diventato militante mujahiddin. Perciò, Amélie non vede perché deve stare in quello stato per uno scemo che mangia la minestra di cavolo per tutta la vita con uno stupido portavasi in testa.

Ognuno vive come gli pare, ma oggi sembrano tutte uscite da una fotocopiatrice!

Amélie sente di essere in totale armonia con sè stessa.
In quell’istante tutto è perfetto.
La mitezza del giorno, quel profumo nell’aria, il rumore tranquillo della città.
Inspira profondamente e la vita le appare semplice e limpida.

Mai fidarsi dei trapezisti… Ti mollano all’ultimo momento.

Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!

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October 23rd, 2010 alle 10:22 am

Il grande dittatore

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Mi dispiace. Ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica. Ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati. Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà! Ricordate, (…) Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

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October 19th, 2010 alle 6:32 pm

Provaci ancora, Sam

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“Provaci ancora, Sam” è una frase “storica”. La dice Humphrey Bogart al fido pianista Sam nel Rick’s Bar di Casablanca, anno 1942, invitandolo a suonare ancora una volta la sua canzone del cuore, quella che gli ricorda il passato amore con la deliziosa Ingrid Bergman, “Il tempo passa e va”. Film e frase sono ormai, come dicono gli americani, “oggetto di culto”. E’ evidente che Woody Allen, sfigato e bruttino, complessatissimo intellettuale newyorkese, che vorrebbe avere con le donne il successo di Bogart e essere un duro come lui, ne fa uso ironico e autoironico. Scritta nel 1969 questa commedia rimane una delle più riuscite di Woody Allen. Senza di lui non sarebbero esistiti, per esempio, né Villaggio, né Benigni o Troisi.

…alcune parti della la commedia:

ALLAN: Son contento, sapete, che siate venuti voi due.
Mi sento già un tantino meglio.
DICK: Senti, Allan. Linda e io a cena fuori, stasera. Invitiamo un’altra ragazza, e si va tutti e quattro, così.
ALLAN: Oh, no, non mi pare il caso.
DICK: Su, via, devi pure uscire fuori dal guscio.
ALLAN: Da due anni non guardo un’altra donna. Sono giù d’allenamento. Anche quando ero in allenamento non ero mica allenato.
DICK: Su, dai, Allan. Hai investito i tuoi sentimenti su un titolo azionario in ribasso. Capita, in Borsa. Il titolo è sceso, è sceso, finché è uscito del tutto dal listino. Che si fa in questi casi? Si reinveste. Magari su azioni pù salde… su un titolo che offre prospettive di crescita a medio e lungo termine.
ALLAN: Senti, fissami un appuntamento con un agente di Borsa, allora.

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March 19th, 2010 alle 7:35 pm

MpConsulenze: il modo giusto di fare amicizia e conoscere persone interessanti.

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