Post per Amore

Archivio del tag ‘atto d’amore’

Gimme Shelter [Dammi riparo]

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Gimme Shelter Jagger/Richards

Oh, una tempesta minaccia la mia stessa vita oggi

Se non trovo qualche riparo, svanirò lentamente

La guerra, bambini è a un tiro, è a un tiro

La guerra, bambini è a un tiro, è a un tiro

Guardate il fuoco che divampa proprio sulla nostra strada oggi

Brucia come un tappeto di carbone rosso Il toro impazzito ha perso la sua strada

La guerra, bambini è a un tiro, è a un tiro

La guerra, bambini è a un tiro, è a un tiro

Violenze, stragi, sono a un tiro

Violenze, stragi, sono a un tiro

Violenze, stragi, sono a un tiro

Il diluvio minaccia la mia stessa vita oggi

Dammi, dami riparo o mi spegnerò lentamente

La guerra, bambini, è proprio a un tiro

E’ proprio a un tiro Io, te lo dico

L’amore, sorella, è a un bacio di distanza, è a un bacio di distanza

E’ proprio a un bacio di distanza, è proprio a un bacio di distanza

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Scritto da Post per Amore

November 26th, 2010 alle 6:25 pm

Il grande dittatore

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Mi dispiace. Ma io non voglio fare l’imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica. Ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati. Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà! Ricordate, (…) Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

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Scritto da Post per Amore

October 19th, 2010 alle 6:32 pm

Un gesto di cuore

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L'albero degli zoccoli

Scena tratta dal film "L'albero degli zoccoli"

Stamane ascoltando la radio ho sentito di quell’imprenditore che ha chiuso il caso dei bambini rimasti senza mensa ad Adro, in provincia di Brescia, devolvendo 10 mila euro. Mi ha colpito più del gesto la lettera che ha lasciato – rimanendo comunque anonimo.

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film ‘L’albero degli zoccoli’. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. È per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
Non sono comunista, ho votato Formigoni alle ultime elezioni e sono certo che tra le 40 famiglie morose alcune sono di furbetti che ne approfittano.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Ma dove sono i miei sacerdoti? Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo?
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare ‘partito dell’ amore?’. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia? Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1.200 euro al mese (regolari).
Voglio urlare – ha concluso – che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare, il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico.

Sembra una favola

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April 13th, 2010 alle 9:57 am

L’amore è nei diversi

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alda_merini

Cinque mesi fa scompariva la “poetessa dei Navigli” Alda Merini. È stato scritto molto su di lei, anche sul Nobel mancato. Le figlie le hanno dedicato un bellissimo sito, www.aldamerini.it su facebook c’è una pagina altrettanto bella e ricca di citazioni, testimonianze di affetto.
Nel nostro piccolo vogliamo ricordarla anche noi ed in particolare con alcuni estratti dal suo “L’altra verità – Diario di una diversa” scritto nel 1986 per Scheiwiller e riedito con Rizzoli nel 1997.
Perchè ricordare una poetessa con un testo di narrativa? Per la sua forza comunicativa e perchè è un inno alla vita, alla forza e all’amore. Un racconto di uno spazio infernale, quale poteva essere un manicomio negli anni ’60. “La follia come spazio d’amore e di ricerca” scriveva Giorgio Manganelli.

Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, sempre in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte…

Alda Merini entra in manicomio nel 1965 presso il Paolo Pini di Milano, internamento che prosegue fino al 1972. Durante i rari momenti di dimissione, nascono altre due figlie, Barbara e Simona.
Venne dimenticata in quello spazio infernale. Improvvisamente, come nelle favole, tutti i parenti scomparevero.

Durante il suo internamento vi è il silenzio poetico, anche a causa della malattia. Alda merini si chiude per quasi un ventennio, ma riprendera nel 1979 con l’avvio dei suoi componimenti più intensi.

Così, per cinque lunghi anni mi adattai a quel mènage veramente pazzesco.
Ci svegliavano di buon’ora alle cinque del mattino e ci allineavano su delle pancacce in uno stanzone orrendo che preludeva alla stanza degli elettroshock: così ben presente potevamo avere la punizione che ci sarebbe toccata non appena avessimo sgarrato.
Per tutto il giorno non ci facevano fare nulla, non ci davano nè sigarette nè cibo al di fuori del pranzo e della cena; e vietato era anche il parlare.
D’altra parte, trattandosi tutte di forme schizofreniche e paranoidee, ben poco ci sarebbe stato da dire con le altre malate. Ma io inspiegabilmente rimanevo lucida e attenta; io avevo voglia di qualche cosa di buono, di ancora sensibilmente umano, avevo voglia di innamorarmi: ma di chi? (…)

In manicomio incontra Pierre

L’indomani ripresi a camminare nel parco. Ero felice, pensavo in tutta sicurezza che quel giorno avrei trovato l’amore. Ma l’amore che io immaginavo apparteneva a qualcosa di inconsistente, qualche cosa che forse stava solo nella mia immaginazione. Invece ad un tratto un uomo piccolo dai tratti delicatissimi dalla pelle diafana mi si avvicinò e sorridendomi mi allungò la mano.
“Chi sei?”, gli chiesi.
“Sono Piero” rispose, “semplicemente Piero e sono malato come te.” Gli sorrisi, capii subito che Pierre non domandava nulla, non avrebbe voluto nulla.
“Vuoi che facciamo una corsa?”.
“Oh sì! mi sento ancora ragazzo; sai, qui non abbiamo problemi, possiamo mangiare bere e dormire, siamo soli con noi stessi…”
“Allora” dissi io, “perchè mi cerchi?”
“Così perchè mi sei simpatica.”(…)

A margine del Diario ricorderà la stessa Merini: il manicomio che ho vissuto fuori e che sto vivendo non è paragonabile a quell’altro supplizio che però lasciava la speranza della parola. Il vero inferno è fuori, qui a contatto degli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano.

In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l’una con l’altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l’ho preso più da nessuno, perchè ero guarita. Ma con il marchio manicomiale

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April 8th, 2010 alle 2:59 pm

Difendere il diritto all’indipendenza.

con 4 commenti

Le nuove generazioni straniere si trovano sempre più frequentemente in conflitto con la famiglia di origine per essere troppo occidentalizzate. Padri, e persino madri che non reggono l’impatto con i codici di un’altra civiltà, che sentono forte il disagio verso quelle figlie che sognano l’indipendenza, e che non riescono a sopportare il giudizio della comunità, per i quali il rispetto del codice tradizionale e la paura per quel che pensa il vicino valgono molto di più della felicità, se non della vita, delle figlie. E così preferiscono buttarle giovanissime nelle braccia di un nuovo padrone, il marito, per piegarle, scaricarsi della responsabilità e liberarsi dalla fatica del confronto e del dialogo.
Un modello culturale arcaico, risbattuto in faccia all’Occidente dalle nuove etnie pachistane, indiane, egiziane, marocchine che ripopolano i nostri Paesi.

Fotoframma dal film "Persepolis" di Marjane Satrapi

Fotoframma dal film "Persepolis" di Marjane Satrapi

«Viviamo con il cervello a metà. Una parte nel Paese della nostra famiglia. Una parte con i nostri amici. Che ci dicono di restare qui, di inserirci in questa società»
Almas, la diciassettenne pachistana rapita dal padre perché troppo attirata dalla vita occidentale, è salva, e sfuggirà a un matrimonio combinato con qualche sconosciuto della sua stessa etnia, contro la sua volontà.
Ma quante altre giovani straniere «troppo occidentalizzate» riusciranno a farla franca da un padre padrone?
Anche nel nostro paese non tanto tempo fa si combinavano i matrimoni ma per fortuna oggi abbiamo raggiunto il diritto all’indipendenza. L’amore per un figlio non dovrebbe essere così miope. Il diritto all’indipendenza è il più grande atto d’amore che noi occidentali possiamo insegnare.

 

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Scritto da Post per Amore

January 20th, 2010 alle 5:45 pm

MpConsulenze: il modo giusto di fare amicizia e conoscere persone interessanti.

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